[:it]

Il post che segue è dedicato a chi vorrebbe cambiare in meglio la sua vita ma non ci riesce. 
E anche a coloro che fanno il mio lavoro o lavori simili al mio.
Tocca argomenti delicati quali obesità, disturbi alimentari e dipendenza. 
É lunghetto e un po’ impegnativo.
Tempo di lettura 7-10′: se non avete tempo/voglia/ interesse evitatelo, non voglio annoiare chi non è predisposto.
Se invece vi interessa, buona lettura 🙂

Passo gran parte del tempo della mia vita a spiegare alle persone come migliorare la loro esistenza: come inserire nel loro quotidiano momenti dedicati all’attività fisica e come ottenere informazioni su ció che mangiano per poter scegliere cibi piú sani ed adeguati alle loro abitudini. Ma anche come fare ad essere più soddisfatti di loro stessi innanzitutto.
Il fatto di visitare altri paesi non fa che stimolare la mia attenzione a riguardo.
Di fatto qui negli Stati Uniti si è letteralmente bombardati dalle informazioni nutrizionali: ogni tipo di cibo confezionato- dal piú complesso al più semplice- ha un’etichetta che riporta dettagli di facile comprensione anche per i meno istruiti; nei fast food e nella maggior parte dei cafè, di fianco al nome del tipo di caffè o di muffin, oltre al costo c’è il valore calorico; sui menú dei ristornati accade lo stesso per i piatti elencati.
E che dire dell’attività fisica? 
Ogni giornale, settimanale o programma tv parla dell’importanza del movimento per tenere sotto controllo il diabete e per prevenire centinaia di malattie; possiamo persino aggiungere che sui giornali scandalistici puntualmente viene riportata la body transformation della star di turno che ha riconquistato la sua forma fisica dopo un momento “oscuro” in cui ha perso la “retta via”.
Tirando le somme, è impossibile parlare di disinformazione: in generale questo discorso vale anche per l’Italia e per la maggior parte dei paesi mondiali, ma mi sento di sottolineare che negli Usa è a dir poco un tormentone.
Quindi?
In base a questo l’obesità dovrebbe essere in diminuzione e l’attività fisica in aumento. 
Invece non è così, anzi…
Cosa interrompe questo processo di azione (input informativo) / reazione (comportamento adeguato)? 
O meglio: cosa rende il processo di apprendimento fallace?
Personalmente ho individuato due fattori chiave che valgono per ogni luogo del mondo, ma che sicuramente hanno una ruolo ancora superiore qui negli USA.
Partiamo dal primo fattore: il conflitto causato da messaggi contrastanti.
Facciamo finta di essere davanti alla tv a goderci un film o una trasmissione. 
Al momento della pubblicità avremo, in ordine sequenziale e non prevedibile: promozione della merendina (piena di zuccheri e grassi) che crea atmosfera famigliare e che fará crescere sani (???) i nostri figli; promozione della compressa che catturerá i grassi del pasto e ci permetterà di perdere peso senza sacrifici; promozione del gelato in vaschetta più buono del mondo e immancabile come complemento di una serata romantica o tra amici; promozione dell’innovativo strumento con cui in soli 5′ al giorno potremo perdere quegli orribili chili di troppo, e per giunta dove vogliamo noi; promozione della cioccolata che procura piaceri uguali o superiori al sesso; promozione dell’acqua che fa perdere liquidi, e che viene rigorosamente bevuta durante un’estenuante sessione di allenamento.
Cosa succede al nostro cervello? 
Esattamente ciò che accadrebbe se alla domanda : ” Posso entrare?” qualcuno rispondesse: ” Sì, no, sì, no, sì, no!”
…ovvero: rimarremmo sulla soglia senza prendere alcuna decisone. 
Ma anche peggio: potremmo entrare e uscire dalla stessa stanza per ore, giorni, mesi, ritrovandoci poi esausti e frustrati da questo loop, come criceti su una ruota e senza via d’uscita.
Infatti la maggior parte delle persone ha sperimentato almeno una volta il circolo vizioso:
” massssì, oggi mi godo la vita!…mi mangio un vassoio intero di croissant!”
10′ dopo
” mi faccio schifo, non lo faccio mai più, ho la pancia che mi scoppia, da domani dieta e palestra!”
3 giorni dopo
” eh peró….che vita è senza un cucchiaio di Nutella a fine pasto? Che mi farà mai? Vabbè ormai che ci sono mi mangio tutto il barattolo, tanto domani mi rimetto in riga!”
Chi si riconosce sa bene di cosa parlo.
É il criceto sulla ruota, solo che il circuito dell’autodistruzione è più lungo e più nocivo della corsa senza sbocco.
Il bombardamento di messaggi contrastanti ci porta ad apprendere comportamenti inconciliabili tra loro: se vogliamo dire sì alla cioccolata super appagante, alle merendine e al gelato non potremo allo stesso modo godere della gratificazione derivante dall’avere il corpo dei nostri sogni in 5′, semplicemente perchè niente di duraturo e straordinario può mai accadere in 5′ e perchè i due stili di vita sono uno opposto all’altro.
A questo punto ci sarà già un bel gruppetto di persone pronte a “assolversi” e a scaricare la responsabilità del loro sovrappeso sui media: no, mi dispiace per voi, i colpevoli siete sempre voi, che avete comunque più libero arbitrio del criceto sulla ruota.
Ma è giusto che vi sia riconosciuta una forte attenuante che si chiama “manipolazione”. 
Ora che lo sapete però, se non cambiate canale o girate pagina davanti alla pubblicità dei cioccolatini siete due volte colpevoli. 🙂
Passiamo al secondo, e a mio avviso determinante, fattore chiave responsabile del fallimento di molti progetti-salute: ho deciso che lo chiamerò “vuoto emozionale”.
Dietro a due parole si nasconde un mondo sconfinato e più che mai complesso di sofferenza derivante dalla mancanza di “nutrimento dell’anima”, malamente compensato con l’iperalimentazione del corpo.
Nella mia ormai consolidata esperienza, tutti coloro che soffrono di disturbi alimentari, di alimentazione disorganizzata o mal organizzata hanno un rapporto di amore-odio col cibo strettamente collegato agli altri ambiti della loro esistenza.
C’è chi mangia perchè è triste, arrabbiato, depresso o represso; c’è chi mangia perchè è solo, perchè non riesce ad avere tempo per se stesso o perchè non è felice del proprio lavoro; c’è chi mangia perchè è annoiato o perchè ha sonno ma non può dormire. 
Alla fine, nessuno di coloro che abusano del cibo mangia perchè ha fame.
Nessuno. 
Ma tutti mangiano perchè ci sono altre emozioni che non sono alimentate e, per questo, senza farsi domande sul perchè mangiano, semplicemente vanno a fare l’azione più frequente meno complessa per riempire un vuoto.
Mangiano.
Siccome mi piace osservare e riflettere su ciò che osservo, posso dire che questo fenomeno di vuoto emozionale è in escalation nel nostro paese, mentre era già tale e quale 20 anni fa qui in USA. 
Che cosa lo ha generato? 
Una miriade di fattori, ma credo che un posto importante sia occupato dalla pressione legata al lavoro. 
Il lavoro occupa progressivamente sempre più tempo nella nostra vita: il tempo che dedichiamo al lavoro anche mentre non lavoriamo ufficialmente è in continua crescita, e questo 20 anni fa qui negli USA non era molto diverso da adesso.
Pensate al ruolo che i social network hanno per un’azienda o per un free lance: tutto il tempo che viene dedicato a Facebook, Twitter o al web marketing è lavoro, che per molti non viene svolto in orario strettamente di lavoro, in particolare col rischio di non essere consapevoli di star lavorando.
Quello è tutto tempo in meno dedicato a parlare con gli amici o coi partner, a prendersi cura di se stessi o della propria casa. 
Tempo in meno dedicato ad ambiti fondamentali della nostra esistenza.
E ho citato solo alcune delle tante attività che ampliano la nostra quotidiana permanenza al lavoro…senza approfondire l’altrettanto inquietante tema della performatività legata al lavoro, ovvero ” quanto efficienti e di successo bisogna essere per avere approvazione sociale”. 
Appunto: quanto? 
Quanto è diventato importante, ora più che mai, “essere riconosciuti come persone di successo” PERCHE’ si “è” in base a quanto “gli altri ci riconoscono successo in ciò che facciamo”.
Ma non sempre chi è giudicato “persona di successo” si percepisce come tale.
Ciò che noi desideriamo per noi stessi non è necessariamente ciò che la società vuole che venga riconosciuto come “indicatore di successo”.
Lavoro con tantissime persone che hanno uno straordinario successo nel loro lavoro, alcuni di questi hanno anche un tenore di vita altissimo e possiedono oggetti che certamente potrebbero essere definiti status symbol.
Eppure, alcuni di loro, non sono – giustamente- felici della loro vita perchè non hanno tempo per giocare coi loro figli, per allenarsi quanto vorrebbero, per dormire 7 ore tutte le notti. 
Quindi, loro stessi, ai loro occhi, non sono persone di successo.
Sarebbe apparentemente facile ora risolvere il dilemma: una volta capito cosa vuoi, fai in modo di averlo.
Invece è molto più complesso di così.
É molto difficile uscire dalla spirale della quotidianità e fare cose diverse da quelle che si fanno automaticamente.
E c’è la possibilità che in pochi si pongano la domanda: “Ma perchè non sono felice?” e arrivino a vedere che stanno seguendo una corrente che non corrisponde ai propri desideri e valori.
Oppure ci sarà chi è convinto che “non sia quello il problema”, magari avendo ragione, magari no.
Ci vuole una certa dose di coraggio, o meglio di “energia”, per guardarsi da fuori e cercare di capire perchè “si puó sviluppare un progetto stando svegli 72 di fila ma non si può dire di no a una ciambella fritta (poi a una birra, poi a una merendina, poi…)”.
Dopo aver guardato tante, tante, tantissime vite da fuori sono convinta che non potremo combattere l’obesità insegnando a mangiare, ma insegnando ad alimentare gli ambiti della vita che ora si stanno mettendo a digiuno.
Cerco di insegnare ai miei clienti a cambiare le priorità della loro vita sulla base dei loro VERI VALORI, indagando prima con loro e aiutandoli successivamente a non aver paura di scombussolare la loro routine.
Tutti, ma proprio tutti, in prima battuta mi rispondono (indovina un po’…:) ): 
” Ma IO non ho tempo…!”
Una cosa singolare e tenera di noi umani sta nel fatto che tutti ci sentiamo “casi particolari e unici”: il che è vero, per ciò che riguarda DNA biologico ed intellettivo, ma per ciò che riguarda apprendimento e meccanismi comportamentali siamo tutti, ma proprio tutti- fatevene una ragione- simili e prevedibili.
Il tempo che abbiamo in una giornata è per tutti 24 h.
Come usiamo quelle 24 h dipende dalle nostre decisioni, basate sulle nostre priorità.
Quindi, se non troviamo tempo per stare 10′ ad abbracciare nostro figlio o a parlare con nostra madre è perchè quella attività è meno prioritaria dello scrivere una email o persino del mangiare rabbiosamente una cioccolata mentre guidiamo verso il lavoro (pensando, con forte senso di colpa, che non abbiamo fatto ciò che avremmo voluto fare…”ma non potevamo”).
Ma dimentichiamo che siamo NOI a fissare le NOSTRE priorità.
Una delle cose che ripeto spesso ai miei clienti è:
” Sii consapevolmente egoista, se vuoi essere genuinamente generoso!”.
Per poterti occupare degli altri, di coloro che ami, devi prima saperti prendere cura di te. 
Un papà senza energia, che si spolpa pensando di dover solo provvedere alla famiglia, potrà occuparsene economicamente, ma non affettivamente.
A livelli diversi, anche un personal trainer che non si mantiene in forma e che non cerca il massimo equilibrio psicofisico non avrà energie da dare ai tanti adepti bisognosi del suo supporto.
Quando questa chiarezza su “spazi emotivi da riempire” e “spazi personali da rispettare” viene meno saltano tutti gli equilibri.
E noi umani, in quanto animaletti evoluti, ma pur sempre animaletti, facciamo ciò che ci dà sollievo immediato.
Per la maggior parte di noi è qualcosa legato al cibo o all’alcol, che sono a tutti gli effetti usati in questo caso come droghe.
C’è soluzione?
Certo.
Ma, come ho già detto, è poco realistico pensare che sia facilmente attuabile. 
Siccome io sono un’idealista e credo nel progresso, dedico queste ultime righe a chi vuole mettersi in gioco e cambiare in meglio la sua vita. Ho quotidianamente esperienza indiretta e diretta con queste problematiche, e mi sono costruita un decalogo efficace con cui fronteggiarle.
1- se sei contento del tuo aspetto e di ciò che mangi/bevi ANCHE SE gli altri (chiunque, compresa me o il tuo personal trainer ;)) ti dicono che “dovresti cambiare”, tu sei una persona di successo. Non lo sei SE la tua salute è intaccata dalla tua condotta e/o SE ANCHE TU non sei soddisfatto di te.
2- se pensi che ciò che è nella tua vita sia fuori dal tuo controllo ti menti. La sola cosa che non puoi scegliere è la morte e/o l’invalidità, al resto c’è SEMPRE un’alternativa. Dare la colpa ai fatti o agli altri ti terrà solo lontano dalla soluzione.
3- quando qualcuno ti cerca di spingere al cambiamento, evita di pensare che per quella persona “sia tutto più facile” che per te. Ricordati che non sai mai VERAMENTE che vita ha chi ti parla e ricorda che- ahimè!- sei meno “unico e speciale” di quello che credi (o ti è utile credere).
4- se sono anni che fai le stesse cose alla ricerca di un risultato diverso…è giunto il momento di scendere dalla ruota del criceto!
5- se puoi fare cose straordinarie nel tuo ambito lavorativo, ma non puoi comandare il tuo cervello a fare scelte diverse in altri settori, è perchè quelle azioni non sono apertamente importanti PER TE, non perchè non ci riesci. É meglio che tu lo capisca e smetta di autocommiserarti, così arriverai prima alla consapevolezza e alla soluzione.
6- ogni volta che mangi o bevi senza controllo, fermati un istante e chiediti : ” Sto mangiando/bevendo perchè ho fame/sete, oppure?…” : se la risposta è “OPPURE”, cerca di fermarti su quella sensazione. É un momento importantissimo in cui ricevi informazioni fondamentali sul vuoto emozionale che stai colmando in malo modo. Non è un momento piacevole, ma se accetti di viverlo sei a buon punto e puoi essere fiero di te.
7- se hai individuato delle emozioni che scatenano il tuo “riempimento compulsivo”, ora viene la parte più dura: guardare in faccia i tuoi vuoti ed accettare che ci siano, per poi agire e andare a riempirli in modo adeguato. Non sei un fallito perchè hai trascurato un ambito importante della tua vita: anche in questo caso, non sei l’unico, e non sei uno sfigato, sei come tutti noi una persona che subisce la pressione ambientale e che a volte viene schiacciata. Ora che lo sai puoi evitarlo o almeno gestirlo diversamente!
8- siccome ci insegnano a organizzare un’agenda per gestire il lavoro, io ti propongo di mettere in agenda anche ciò che hai scoperto essere importante PER TE. Esatto. Se non chiami mai tua madre aspettando “un attimo di pace”, metti questo evento in agenda, con la certezza che INTANTO accadrà. E magari non sará come lo sognavi, ma non originerá il vuoto che ha finora originato. Lo stesso vale per una sera con gli amici o una cena col partner, e vale anche per i tuoi allenamenti o per le passeggiate con tuo figlio. Sembra così banale che in pochi lo faranno, pensando che sia troppo facile.
E infatti, spesso, il segreto sta davanti agli occhi di tutti e per questo è invisibile.
9- ora che hai capito il meccanismo di indagine, vai a caccia dei tuoi “vuoti” e riempili in modo appropriato. Nel tempo diventerai sempre più bravo a scovarli e annientarli e questo ti farà sentire “una persona di successo”, anche e soprattutto ai tuoi occhi, che sono e rimarranno per sempre I PIÚ IMPORTANTI!
10- la perfezione è solo di Dio, per cui accontentati di diventare ogni giorno una persona migliore di quella che eri ieri.
Capiterà più volte nel corso della tua vita di ri-perdere di vista i tuoi bisogni ed i tuoi valori personali: di ri-creare vuoti che rischierai di riempire in modo inappropriato. 
Ma aver maggiore consapevolezza di te ti aiuterà a circoscrivere e superare vittoriosamente questi momenti.
Sii fiero di te, sei un valoroso guerriero anche se non vinci tutte le battaglie.

Se sei arrivato fin qui mi hai affidato un po’ del tuo tempo.
E per questo spero di averti ricompensato con un po’ di idee su come rendere migliore la tua vita. 
Se è così, tu stai giá rendendo migliore la mia.
Grazie

 

 

[:en]

Il post che segue è dedicato a chi vorrebbe cambiare in meglio la sua vita ma non ci riesce. 
E anche a coloro che fanno il mio lavoro o lavori simili al mio.
Tocca argomenti delicati quali obesità, disturbi alimentari e dipendenza. 
É lunghetto e un po’ impegnativo.
Tempo di lettura 7-10′: se non avete tempo/voglia/ interesse evitatelo, non voglio annoiare chi non è predisposto.
Se invece vi interessa, buona lettura 🙂

Passo gran parte del tempo della mia vita a spiegare alle persone come migliorare la loro esistenza: come inserire nel loro quotidiano momenti dedicati all’attività fisica e come ottenere informazioni su ció che mangiano per poter scegliere cibi piú sani ed adeguati alle loro abitudini. Ma anche come fare ad essere più soddisfatti di loro stessi innanzitutto.
Il fatto di visitare altri paesi non fa che stimolare la mia attenzione a riguardo.
Di fatto qui negli Stati Uniti si è letteralmente bombardati dalle informazioni nutrizionali: ogni tipo di cibo confezionato- dal piú complesso al più semplice- ha un’etichetta che riporta dettagli di facile comprensione anche per i meno istruiti; nei fast food e nella maggior parte dei cafè, di fianco al nome del tipo di caffè o di muffin, oltre al costo c’è il valore calorico; sui menú dei ristornati accade lo stesso per i piatti elencati.
E che dire dell’attività fisica? 
Ogni giornale, settimanale o programma tv parla dell’importanza del movimento per tenere sotto controllo il diabete e per prevenire centinaia di malattie; possiamo persino aggiungere che sui giornali scandalistici puntualmente viene riportata la body transformation della star di turno che ha riconquistato la sua forma fisica dopo un momento “oscuro” in cui ha perso la “retta via”.
Tirando le somme, è impossibile parlare di disinformazione: in generale questo discorso vale anche per l’Italia e per la maggior parte dei paesi mondiali, ma mi sento di sottolineare che negli Usa è a dir poco un tormentone.
Quindi?
In base a questo l’obesità dovrebbe essere in diminuzione e l’attività fisica in aumento. 
Invece non è così, anzi…
Cosa interrompe questo processo di azione (input informativo) / reazione (comportamento adeguato)? 
O meglio: cosa rende il processo di apprendimento fallace?
Personalmente ho individuato due fattori chiave che valgono per ogni luogo del mondo, ma che sicuramente hanno una ruolo ancora superiore qui negli USA.
Partiamo dal primo fattore: il conflitto causato da messaggi contrastanti.
Facciamo finta di essere davanti alla tv a goderci un film o una trasmissione. 
Al momento della pubblicità avremo, in ordine sequenziale e non prevedibile: promozione della merendina (piena di zuccheri e grassi) che crea atmosfera famigliare e che fará crescere sani (???) i nostri figli; promozione della compressa che catturerá i grassi del pasto e ci permetterà di perdere peso senza sacrifici; promozione del gelato in vaschetta più buono del mondo e immancabile come complemento di una serata romantica o tra amici; promozione dell’innovativo strumento con cui in soli 5′ al giorno potremo perdere quegli orribili chili di troppo, e per giunta dove vogliamo noi; promozione della cioccolata che procura piaceri uguali o superiori al sesso; promozione dell’acqua che fa perdere liquidi, e che viene rigorosamente bevuta durante un’estenuante sessione di allenamento.
Cosa succede al nostro cervello? 
Esattamente ciò che accadrebbe se alla domanda : ” Posso entrare?” qualcuno rispondesse: ” Sì, no, sì, no, sì, no!”
…ovvero: rimarremmo sulla soglia senza prendere alcuna decisone. 
Ma anche peggio: potremmo entrare e uscire dalla stessa stanza per ore, giorni, mesi, ritrovandoci poi esausti e frustrati da questo loop, come criceti su una ruota e senza via d’uscita.
Infatti la maggior parte delle persone ha sperimentato almeno una volta il circolo vizioso:
” massssì, oggi mi godo la vita!…mi mangio un vassoio intero di croissant!”
10′ dopo
” mi faccio schifo, non lo faccio mai più, ho la pancia che mi scoppia, da domani dieta e palestra!”
3 giorni dopo
” eh peró….che vita è senza un cucchiaio di Nutella a fine pasto? Che mi farà mai? Vabbè ormai che ci sono mi mangio tutto il barattolo, tanto domani mi rimetto in riga!”
Chi si riconosce sa bene di cosa parlo.
É il criceto sulla ruota, solo che il circuito dell’autodistruzione è più lungo e più nocivo della corsa senza sbocco.
Il bombardamento di messaggi contrastanti ci porta ad apprendere comportamenti inconciliabili tra loro: se vogliamo dire sì alla cioccolata super appagante, alle merendine e al gelato non potremo allo stesso modo godere della gratificazione derivante dall’avere il corpo dei nostri sogni in 5′, semplicemente perchè niente di duraturo e straordinario può mai accadere in 5′ e perchè i due stili di vita sono uno opposto all’altro.
A questo punto ci sarà già un bel gruppetto di persone pronte a “assolversi” e a scaricare la responsabilità del loro sovrappeso sui media: no, mi dispiace per voi, i colpevoli siete sempre voi, che avete comunque più libero arbitrio del criceto sulla ruota.
Ma è giusto che vi sia riconosciuta una forte attenuante che si chiama “manipolazione”. 
Ora che lo sapete però, se non cambiate canale o girate pagina davanti alla pubblicità dei cioccolatini siete due volte colpevoli. 🙂
Passiamo al secondo, e a mio avviso determinante, fattore chiave responsabile del fallimento di molti progetti-salute: ho deciso che lo chiamerò “vuoto emozionale”.
Dietro a due parole si nasconde un mondo sconfinato e più che mai complesso di sofferenza derivante dalla mancanza di “nutrimento dell’anima”, malamente compensato con l’iperalimentazione del corpo.
Nella mia ormai consolidata esperienza, tutti coloro che soffrono di disturbi alimentari, di alimentazione disorganizzata o mal organizzata hanno un rapporto di amore-odio col cibo strettamente collegato agli altri ambiti della loro esistenza.
C’è chi mangia perchè è triste, arrabbiato, depresso o represso; c’è chi mangia perchè è solo, perchè non riesce ad avere tempo per se stesso o perchè non è felice del proprio lavoro; c’è chi mangia perchè è annoiato o perchè ha sonno ma non può dormire. 
Alla fine, nessuno di coloro che abusano del cibo mangia perchè ha fame.
Nessuno. 
Ma tutti mangiano perchè ci sono altre emozioni che non sono alimentate e, per questo, senza farsi domande sul perchè mangiano, semplicemente vanno a fare l’azione più frequente meno complessa per riempire un vuoto.
Mangiano.
Siccome mi piace osservare e riflettere su ciò che osservo, posso dire che questo fenomeno di vuoto emozionale è in escalation nel nostro paese, mentre era già tale e quale 20 anni fa qui in USA. 
Che cosa lo ha generato? 
Una miriade di fattori, ma credo che un posto importante sia occupato dalla pressione legata al lavoro. 
Il lavoro occupa progressivamente sempre più tempo nella nostra vita: il tempo che dedichiamo al lavoro anche mentre non lavoriamo ufficialmente è in continua crescita, e questo 20 anni fa qui negli USA non era molto diverso da adesso.
Pensate al ruolo che i social network hanno per un’azienda o per un free lance: tutto il tempo che viene dedicato a Facebook, Twitter o al web marketing è lavoro, che per molti non viene svolto in orario strettamente di lavoro, in particolare col rischio di non essere consapevoli di star lavorando.
Quello è tutto tempo in meno dedicato a parlare con gli amici o coi partner, a prendersi cura di se stessi o della propria casa. 
Tempo in meno dedicato ad ambiti fondamentali della nostra esistenza.
E ho citato solo alcune delle tante attività che ampliano la nostra quotidiana permanenza al lavoro…senza approfondire l’altrettanto inquietante tema della performatività legata al lavoro, ovvero ” quanto efficienti e di successo bisogna essere per avere approvazione sociale”. 
Appunto: quanto? 
Quanto è diventato importante, ora più che mai, “essere riconosciuti come persone di successo” PERCHE’ si “è” in base a quanto “gli altri ci riconoscono successo in ciò che facciamo”.
Ma non sempre chi è giudicato “persona di successo” si percepisce come tale.
Ciò che noi desideriamo per noi stessi non è necessariamente ciò che la società vuole che venga riconosciuto come “indicatore di successo”.
Lavoro con tantissime persone che hanno uno straordinario successo nel loro lavoro, alcuni di questi hanno anche un tenore di vita altissimo e possiedono oggetti che certamente potrebbero essere definiti status symbol.
Eppure, alcuni di loro, non sono – giustamente- felici della loro vita perchè non hanno tempo per giocare coi loro figli, per allenarsi quanto vorrebbero, per dormire 7 ore tutte le notti. 
Quindi, loro stessi, ai loro occhi, non sono persone di successo.
Sarebbe apparentemente facile ora risolvere il dilemma: una volta capito cosa vuoi, fai in modo di averlo.
Invece è molto più complesso di così.
É molto difficile uscire dalla spirale della quotidianità e fare cose diverse da quelle che si fanno automaticamente.
E c’è la possibilità che in pochi si pongano la domanda: “Ma perchè non sono felice?” e arrivino a vedere che stanno seguendo una corrente che non corrisponde ai propri desideri e valori.
Oppure ci sarà chi è convinto che “non sia quello il problema”, magari avendo ragione, magari no.
Ci vuole una certa dose di coraggio, o meglio di “energia”, per guardarsi da fuori e cercare di capire perchè “si puó sviluppare un progetto stando svegli 72 di fila ma non si può dire di no a una ciambella fritta (poi a una birra, poi a una merendina, poi…)”.
Dopo aver guardato tante, tante, tantissime vite da fuori sono convinta che non potremo combattere l’obesità insegnando a mangiare, ma insegnando ad alimentare gli ambiti della vita che ora si stanno mettendo a digiuno.
Cerco di insegnare ai miei clienti a cambiare le priorità della loro vita sulla base dei loro VERI VALORI, indagando prima con loro e aiutandoli successivamente a non aver paura di scombussolare la loro routine.
Tutti, ma proprio tutti, in prima battuta mi rispondono (indovina un po’…:) ): 
” Ma IO non ho tempo…!”
Una cosa singolare e tenera di noi umani sta nel fatto che tutti ci sentiamo “casi particolari e unici”: il che è vero, per ciò che riguarda DNA biologico ed intellettivo, ma per ciò che riguarda apprendimento e meccanismi comportamentali siamo tutti, ma proprio tutti- fatevene una ragione- simili e prevedibili.
Il tempo che abbiamo in una giornata è per tutti 24 h.
Come usiamo quelle 24 h dipende dalle nostre decisioni, basate sulle nostre priorità.
Quindi, se non troviamo tempo per stare 10′ ad abbracciare nostro figlio o a parlare con nostra madre è perchè quella attività è meno prioritaria dello scrivere una email o persino del mangiare rabbiosamente una cioccolata mentre guidiamo verso il lavoro (pensando, con forte senso di colpa, che non abbiamo fatto ciò che avremmo voluto fare…”ma non potevamo”).
Ma dimentichiamo che siamo NOI a fissare le NOSTRE priorità.
Una delle cose che ripeto spesso ai miei clienti è:
” Sii consapevolmente egoista, se vuoi essere genuinamente generoso!”.
Per poterti occupare degli altri, di coloro che ami, devi prima saperti prendere cura di te. 
Un papà senza energia, che si spolpa pensando di dover solo provvedere alla famiglia, potrà occuparsene economicamente, ma non affettivamente.
A livelli diversi, anche un personal trainer che non si mantiene in forma e che non cerca il massimo equilibrio psicofisico non avrà energie da dare ai tanti adepti bisognosi del suo supporto.
Quando questa chiarezza su “spazi emotivi da riempire” e “spazi personali da rispettare” viene meno saltano tutti gli equilibri.
E noi umani, in quanto animaletti evoluti, ma pur sempre animaletti, facciamo ciò che ci dà sollievo immediato.
Per la maggior parte di noi è qualcosa legato al cibo o all’alcol, che sono a tutti gli effetti usati in questo caso come droghe.
C’è soluzione?
Certo.
Ma, come ho già detto, è poco realistico pensare che sia facilmente attuabile. 
Siccome io sono un’idealista e credo nel progresso, dedico queste ultime righe a chi vuole mettersi in gioco e cambiare in meglio la sua vita. Ho quotidianamente esperienza indiretta e diretta con queste problematiche, e mi sono costruita un decalogo efficace con cui fronteggiarle.
1- se sei contento del tuo aspetto e di ciò che mangi/bevi ANCHE SE gli altri (chiunque, compresa me o il tuo personal trainer ;)) ti dicono che “dovresti cambiare”, tu sei una persona di successo. Non lo sei SE la tua salute è intaccata dalla tua condotta e/o SE ANCHE TU non sei soddisfatto di te.
2- se pensi che ciò che è nella tua vita sia fuori dal tuo controllo ti menti. La sola cosa che non puoi scegliere è la morte e/o l’invalidità, al resto c’è SEMPRE un’alternativa. Dare la colpa ai fatti o agli altri ti terrà solo lontano dalla soluzione.
3- quando qualcuno ti cerca di spingere al cambiamento, evita di pensare che per quella persona “sia tutto più facile” che per te. Ricordati che non sai mai VERAMENTE che vita ha chi ti parla e ricorda che- ahimè!- sei meno “unico e speciale” di quello che credi (o ti è utile credere).
4- se sono anni che fai le stesse cose alla ricerca di un risultato diverso…è giunto il momento di scendere dalla ruota del criceto!
5- se puoi fare cose straordinarie nel tuo ambito lavorativo, ma non puoi comandare il tuo cervello a fare scelte diverse in altri settori, è perchè quelle azioni non sono apertamente importanti PER TE, non perchè non ci riesci. É meglio che tu lo capisca e smetta di autocommiserarti, così arriverai prima alla consapevolezza e alla soluzione.
6- ogni volta che mangi o bevi senza controllo, fermati un istante e chiediti : ” Sto mangiando/bevendo perchè ho fame/sete, oppure?…” : se la risposta è “OPPURE”, cerca di fermarti su quella sensazione. É un momento importantissimo in cui ricevi informazioni fondamentali sul vuoto emozionale che stai colmando in malo modo. Non è un momento piacevole, ma se accetti di viverlo sei a buon punto e puoi essere fiero di te.
7- se hai individuato delle emozioni che scatenano il tuo “riempimento compulsivo”, ora viene la parte più dura: guardare in faccia i tuoi vuoti ed accettare che ci siano, per poi agire e andare a riempirli in modo adeguato. Non sei un fallito perchè hai trascurato un ambito importante della tua vita: anche in questo caso, non sei l’unico, e non sei uno sfigato, sei come tutti noi una persona che subisce la pressione ambientale e che a volte viene schiacciata. Ora che lo sai puoi evitarlo o almeno gestirlo diversamente!
8- siccome ci insegnano a organizzare un’agenda per gestire il lavoro, io ti propongo di mettere in agenda anche ciò che hai scoperto essere importante PER TE. Esatto. Se non chiami mai tua madre aspettando “un attimo di pace”, metti questo evento in agenda, con la certezza che INTANTO accadrà. E magari non sará come lo sognavi, ma non originerá il vuoto che ha finora originato. Lo stesso vale per una sera con gli amici o una cena col partner, e vale anche per i tuoi allenamenti o per le passeggiate con tuo figlio. Sembra così banale che in pochi lo faranno, pensando che sia troppo facile.
E infatti, spesso, il segreto sta davanti agli occhi di tutti e per questo è invisibile.
9- ora che hai capito il meccanismo di indagine, vai a caccia dei tuoi “vuoti” e riempili in modo appropriato. Nel tempo diventerai sempre più bravo a scovarli e annientarli e questo ti farà sentire “una persona di successo”, anche e soprattutto ai tuoi occhi, che sono e rimarranno per sempre I PIÚ IMPORTANTI!
10- la perfezione è solo di Dio, per cui accontentati di diventare ogni giorno una persona migliore di quella che eri ieri.
Capiterà più volte nel corso della tua vita di ri-perdere di vista i tuoi bisogni ed i tuoi valori personali: di ri-creare vuoti che rischierai di riempire in modo inappropriato. 
Ma aver maggiore consapevolezza di te ti aiuterà a circoscrivere e superare vittoriosamente questi momenti.
Sii fiero di te, sei un valoroso guerriero anche se non vinci tutte le battaglie.

Se sei arrivato fin qui mi hai affidato un po’ del tuo tempo.
E per questo spero di averti ricompensato con un po’ di idee su come rendere migliore la tua vita. 
Se è così, tu stai giá rendendo migliore la mia.
Grazie

Se sei arrivato fin qui mi hai affidato un po’ del tuo tempo.
E per questo spero di averti ricompensato con un po’ di idee su come rendere migliore la tua vita. 
Se è così, tu stai giá rendendo migliore la mia.
Grazie

 

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