04
marzo 2019

“Non esco di casa perché sono grassa.”

(tempo di lettura: 6 minuti)

 

Qualche hanno fa questa parole mi hanno trafitto. Erano le di una ragazza di 55 kg e 160 cm che, con gli occhi pieni di lacrime e il cuore straripante di dolore, mi stava chiedendo aiuto.

La sua fragilità mi ha bucato l’anima, perché è il paradigma di tante situazioni analoghe che ogni giorno mi capita di osservare.

Se non soffri di disturbi alimentari, questa frase ti sembrerà pazzesca e assurda, soprattutto se messa in relazione a quei dati. Chiunque possieda quel peso e quell’altezza è assolutamente normopeso. La qualità reale o presunta della composizione corporea – percentuale di grasso/muscolo/ossa – può essere migliore o peggiore, ma con quei dati, la parola “grassa” è fuori contesto.

Ciò che trasforma i dati in altro, manipolandoli, è la nostra mente.

 

Il rapporto con il cibo e con il corpo

Stare dentro il nostro corpo è una cosa complessa, delicata e non automatica. Ci sono tanti fattori che influenzano come questo accada:

  • il rapporto che abbiamo intrecciato con le figure di riferimento. Se i nostri genitori erano e/o sono persone molto autoritarie-rigide-competitive, è possibile che ci abbiano trasmesso standard altissimi che non necessariamente sono in sintonia con le nostre inclinazioni, ma che ora sono dentro di noi e ci condizionano.
  • l’educazione che abbiamo ricevuto. Se all’interno della famiglia, della scuola, degli ambiti ricreativi abbiamo incontrato persone che avevano un assetto giudicante, è probabile che la nostra autostima sia fragile. D esempio, molte persone con disturbi dell’immagine e dell’alimentazione hanno avuto una figura di riferimento (tata, zia/o, amica/o, ecc.)  che li riprendeva in modo non utile “Se mangi troppo poi diventi grassa/grasso!”.
  • gli stimoli contraddittori. Avere ad esempio genitori che educano al controllo su azioni, cibo, comportamenti e altre figure di riferimento come i nonni che usano il cibo come ricompensa  o come punizione (“Se fai la brava poi ti do una bella fetta di torta!”).
  • i modelli che abbiamo scelto. Ogni stimolo sensoriale esterno è potenzialmente neutro. Anche un educatore che ci tratta in modo “non efficace” (esempio sopra) può avere su di noi un impatto costruttivo o distruttivo. Sono la nostra inclinazione, il nostro temperamento e le nostre risorse a fare la differenza e a rendere quello stimolo funzionale o deteriore. Ciò che noi, in base a chi siamo, useremo come modello farà la differenza. Scegliere modelli idealizzati, che tolgano valore alle caratteristiche umane di imperfezione, caducità e resilienza, significa crearsi un’immagine interiore irraggiungibile.
  • il gruppo dei pari. Le persone con cui passiamo il nostro tempo. frequentare persone che hanno standard altissimi e che hanno problemi con la loro immagine può indurre comportamenti analoghi.

 

L’ideale irraggiungibile.

Ogni volta che sento il dolore immenso di quella ragazza, la mia mente si accende. Penso, con un dolore ancor più grande, quanta sofferenza può essere evitata attraverso un’educazione migliore.

Apri un social, una rivista, un quotidiano. Troverai decine di frasi legate al raggiungimento dell’eccellenza. Se non sei “outstanding” – che è oltre l’eccellenza – non vali nulla. Se non hai almeno 20mila followers sui social, non esisti. Se non hai ottenuto riconoscimenti pubblici di qualsiasi tipo, non hai una carriera degna di tale nome.

Alcuni mesi fa, un’altra ragazza straordinaria, affetta da disturbi dell’immagine e dell’alimentazione, mi scrisse una mail che non dimenticherò mai. Mi parlava del suo bisogno di trovare un posto nel mondo, e che chiesi COSA E CHI VOLEVA essere. Mi disse:

“Sento sempre qualcosa dentro di me che mi dice che dovrei cercare di diventare “qualcuno” (chi sia poi questo qualcuno secondo me non lo saprò mai, perché non raggiungerò mai gli standard che mi autoimpongo). Quindi in sostanza non so risponderti. Se non con il mio nome, con il mio ruolo affettivo (compagna, figlia), con il mio ruolo “professionale” (studente). Ma non sono riposte che mi soddisfano. Non credo che rispondano davvero a chi sono io. “

Questa fu la mia replica, che lasciò muta a pensare diversi mesi:

Hai scritto tutto ciò che serve per esistere. Il tuo nome sei TU!
Ora chiediti – senza rispondere adesso – cosa deve accadere affinché essere te stessa sia “abbastanza”.

 

Sono passati 8 mesi e quella giovane donna sta trovando un posto dentro se stessa. Sta abitando il corpo che per tanti anni ha maltrattato, sottoposto ad allenamenti estenuanti e a deprivazione di cibo. Sta lavorando sodo per diventare quel nome che pronuncia quando si presenta. Che non è la somma delle aspettative dei suoi genitori. E che non è nemmeno l’ideale irraggiungibile che la sta schiavizzando da oltre 20 anni. E nemmeno un “ripiego” di quell’ideale. E’ LEI. La persona che ora vuole uscire dalla gabbia di un cervello potente, usato per distruggere invece che per costruire.

Questo episodio mi ha portato a scrivere una vera e propria trilogia sull’autostima, tre articoli che ti consiglio vivamente di leggere. Ecco gli articoli:

ARTICOLO 1

ARTICOLO 2

ARTICOLO 3

 

 

Un’educazione migliore

“L’educazione perfetta non esiste”. E’ un luogo comune e corrisponde a molta parte di realtà. MA senza ombra di dubbio la nostra epoca vede i genitori più informati, gli insegnanti più formati e le la condivisione della cultura migliori di sempre.

Molte azioni possono essere cambiate.

Milioni di bambini a cui viene dato un cioccolatino perché smettano di piangere diventano spesso milioni di bambini adulti e infelici che mangiano invece di esprimere sofferenza, rabbia, angoscia. E magari la sofferenza che devono esprimere è quella di non essere “abbastanza”. 

Partiamo da quell’abbastanza. Impariamo noi per primi che siamo “abbastanza” per il solo fatto di esserci. Il nostro valore è essere NOI. E questo è il valore più importante da portare  in ogni contesto educativo.

Il mondo che non ci piace è il mondo che abbiamo creato noi. E il mondo che vorremmo è il mondo che POSSIAMO creare noi. 

Adesso.

 

Se ti senti pronta/o per cambiare, e raggiungere l’equilibro psicofisico che da sempre ricerchi,
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