21
aprile 2017

CORRERE: LA SOLUZIONE DI TUTTI I PROBLEMI O L’ORIGINE ORIGINE DI TUTTI I MALI?

Questo è quel momento dell’anno nel quale, complice il ritorno del bel tempo, anche gli animi più pigri si (ri)mettono all’opera!

È quel momento dell’anno nel quale le persone sedentarie si rendono magicamente conto di voler cambiare vita, e cercano  una soluzione veloce –  nel loro immaginario risolutiva- per perdere peso e conquistare il fisico dei loro sogni.

Nella stragrande maggioranza dei casi, la soluzione prescelta è la corsa.

Come dice il titolo di questo articolo, esistono due poli ambivalenti intorno ai quali ruotano le opinioni dei media riguardo alla corsa. Da un lato c’è chi la  elegge come “soluzione ad ogni problema”, dall’altro c’è chi  la descrive come “l’origine di tutti i mali”.

 

Dove sta la verità? Ho intenzione di cercarla, e prima di iniziare a farlo voglio spiegarti perché credo di essere la persona giusta per farlo.

  • Io non sono una runner. Mi definisco una “runner panoramica”: inserisco con regolarità la corsa all’interno di un palinsesto di allenamento vario e organizzato,  e il mio obiettivo  principale è apprezzare le ambientazioni che scelgo. Per cui so cosa vuol dire correre, ma non sono una fanatica della corsa, ho il giusto distacco che mi consente di guardare freddamente i dati in mio possesso, senza alterarli con pensieri di parte.
  • Sono un tecnico dello sport, tra le altre cose. Quindi possiedo solide nozioni teoriche che completano e arrotondano quelle pratiche dell’esperienza sul campo.
  • Io non sono specializzata in endurance, e questo apparentemente depone a mio sfavore. Il primo pensiero legato a questa affermazione potrebbe portarti a pensare che non ho le competenze per parlare in modo esaustivo di un’attività di cui non sono esperta. Ma d’altro canto, ho detto che non sono specializzata, non che nella vita faccio la collaudatrice di tappi!
  •  Mi occupo di sport da 26 anni, e oltre a correre io stessa per diletto, seguo tantissime persone che hanno fatto della corsa il loro sport. Da un punto di vista professionale, oltre che personale, ho un approccio veramente globale allo sport. Non credo che esista in assoluto qualcosa di completamente sbagliato e qualcosa di completamente giusto. Il mantra sotteso al mio lavoro è : “L’equilibrio è la base del benessere!”. 

 

Ecco perché credo di essere la persona giusta, una persona con un punto di vista imparziale, orientato all’obiettivo benessere, e di conseguenza capace osservare con obiettività qualcosa di cui conosco i capisaldi, di cui conosco –  attraverso la mia e altrui esperienza – pregi e difetti.

Bene, ora che ti ho spiegato perché sarò io a scrivere questo articolo, continuiamo la nostra analisi.

Mi definisco una “runner panoramica”: inserisco con regolarità la corsa all’interno di un palinsesto di allenamento vario e organizzato, e il mio obiettivo principale è apprezzare le ambientazioni che scelgo. Per cui so cosa vuol dire correre, ma non sono una fanatica della corsa.

 

LA CORSA E’ LA SOLUZIONE A TUTTI I PROBLEMI O L’ORIGINE DI TUTTI I MALI?

Cominciamo col chiederci che cosa significa “correre” ?

Correre significa ripetere un movimento ciclico un numero indefinito di volte, protrarre lo stesso schema motorio per un tempo variabile, che può andare da un minimo di alcuni minuti, un massimo di alcune ore.

Questa informazione è preziosissima! Questa informazione deve accendere la tua attenzione su più fronti.  La prima domanda che devi farti è : “Per sostenere quel movimento sempre uguale, è necessario qualche prerequisito?”

La risposta è sì, ma nella mente delle persone comuni risulta sempre essere no.

 

COSA DEVONO FARE LE TUE ARTICOLAZIONI?

Rifletti con me. Le persone che, dopo un inverno sedentario, decidono di iniziare a fare attività correndo, non fanno pressoché mai un periodo di preparazione a quella fase. Si alzano dal divano, cambiano abbigliamento (talvolta 😀 ) e via! Vanno a correre.

Senza nessun tipo di condizionamento specifico pregresso, le loro articolazioni, il loro legamenti, i loro muscoli, sono buttati allo sbaraglio e obbligati allo svolgimento di un’attività che, anche se apparentemente semplice, ha delle regole e delle esigenze, esattamente come qualunque attività fisica!

La corsa è caratterizzata da una fase di volo, e questa fase di volo rappresenta il momento in cui entrambi i piedi sono staccati dal suolo.  La conseguenza di questa fase, l’impatto, è il momento nel quale alternativamente i piedi toccano il suolo. Ogni qualvolta questo accade, il peso della persona che sta correndo “aumenta”, nel senso che per le leggi della fisica le articolazioni che lo supportano lo percepiscono di gran lunga superiore a quello che è nella realtà quotidiana della vita da non-corridori.

Questo dovrebbe già accenderti il pensiero che correre significa anche sottoporre le articolazioni ad uno stress significativo, e che preparare le articolazioni a questa condizione sarebbe indispensabile. Altro pensiero importante!

 

L’IMPORTANZA DI UN CONDIZIONAMENTO GLOBALE

La grande maggioranza delle persone che intraprendono l’attività della corsa lo fanno perché sono in sovrappeso. Quanto sovrappeso? Variabile! Ovvero, da pochi chili, a diverse decine. In quest’ultimo caso, certamente la corsa non è l’attività migliore per passare da zero a qualcosa, ma veramente in pochi si fanno cogliere da questo dubbio, e vanno avanti, dritti all’obiettivo di vedere il numero della bilancia diminuire. Ti ho spiegato poche righe fa che, per sostenere quel famoso movimento ciclico e ricorsivo che contraddistingue la corsa, le articolazioni sono sottoposte a un grande stress. Sarebbe opportuno preparare il corpo in modo globale. Ma come?  Sarebbe certamente necessario sottoporlo ad un condizionamento generale fatto di esercizi di tonificazione volti alla stabilità delle articolazioni e al potenziamento dei muscoli che sostengono la colonna vertebrale.

Vediamo in soldoni di cosa si sta parlando.

Durante la corsa, la parte che noi vediamo agire il gesto motorio è costituita dalla parte inferiore del corpo, ma in realtà senza la stabilità del bacino e del tronco, e il movimento alternato degli arti superiori, nessuna corsa sarebbe possibile. Hai già capito vero? Esatto, tutto ciò che sino ad ora è sfuggito alla tua attenzione ha bisogno di cura.

Esercizi di potenziamento per la muscolatura addominale, per la muscolatura della schiena, e per la stabilità delle spalle e delle anche, sono assolutamente indispensabili! Facciamo un esempio pratico. C’è un esercizio, noto alla maggior parte delle persone, anche alle meno esperte di movimento, che si chiama plank, e che, oltre a costituire un alleato importante per la muscolatura del tronco, coinvolge le articolazioni delle anche e delle spalle in modo sensibile.

Il plank, oltre a costituire un alleato importante per la muscolatura del tronco, coinvolge le articolazioni delle anche e delle spalle in modo sensibile.

 

Come puoi vedere nella figura, mantenere staticamente questa posizione attiva necessariamente i muscoli di cui ti parlavo, sollecitando legamenti e tendini connessi alle strutture articolari di tutto il corpo.

Questo è solo uno degli esercizi che sarebbe necessario eseguire, per alcuni secondi di fila, alcuni giorni la settimana, per un mesetto, prima di cominciare a correre in maniera strutturata.

 

CORRERE IN MODO STRUTTURATO SIGNIFICA AVERE DEI CRITERI DI MISURA E PROGRESSIONE

Perché ho detto strutturata?

Perché l’errore numero 2 più comune tra coloro che cominciano a correre, è quello di aprire la porta di casa e correre! E farlo finché ce la faranno! Sino a che, per mancanza di fiato, mancanza di energie, o al subentrare di dolori vari, o per stanchezza mentale, arriverà un segnale che li riporta sulla strada di casa. È questa la maniera più intelligente per instaurare una nuova routine? Ovviamente no.

Una corsa è ben strutturata quando possiede delle regole di gradualità che portano l’atleta da zero a una certa durata e/o a una certa distanza .

Puoi usare uno dei due parametri, per iniziare, e tenerlo come il tuo punto di riferimento.

  1.  durata. Usi il tempo come parametro. Inizi facendo uscite da 10-20′ e nell’arco di 2-4 settimane lo incrementi, arrivando a correre continuativamente per un tempo maggiore – in funzione dei tuoi obiettivi e/o della tua vita. Il modo in cui lo incrementi non è solo stabilito a tavolino, ma basato su come risponde il tuo corpo. Sei un essere umano ovvero una realtà in divenire, non scordarlo mai!
  2. distanza. Usi la lunghezza del percorso come parametro. Inizi fissando una distanza minima che ti prefiggi di percorrere (1-2 km) e nell’arco di 2-4 settimane la incrementi, arrivando a correre più volte lo stesso tragitto o ad allungare quel tragitto includendo luoghi nuovi. Attenzione anche alla scelta delle rotte: un percorso pianeggiante è sicuramente più adatto a un principiante, un percorso collinare è decisamente indicato per chi ha già preparazione ed esperienza. Anche in questo caso, il modo in cui  incrementare non è solo teorico, ma basato sulla risposta del tuo corpo.

 

Attenzione alla scelta delle rotte: un percorso pianeggiante è sicuramente più adatto a un principiante, un percorso collinare è decisamente indicato per chi ha già preparazione ed esperienza.

 

Un altro parametro importante per strutturare la tua corsa è quello della frequenza: quante volte la settimana vuoi/devi allenarti? Non hai mai fatto niente fino a ieri, pensi sia veramente il caso di cominciare a correre tutti i giorni? Identifica una frequenza ideale, che abbia le caratteristiche di sostenibilità mentale e fisica idonee alla tua vita.

Sei una persona che lavora tantissimo, per molte ore al giorno? Allora uscite da mezz’ora, due volte la settimana, sono assolutamente sufficienti per iniziare.

Se sei agli esordi e sotto l’influsso dei buoni propositi iniziali, è facile che tu riesca velocemente a far diventare quella mezz’ora di uscita una sessione da 40 minuti, e nell’arco di 4/8 settimane è possibile che tu riesca a portarla a un’ora. A questo punto, sei davanti a un bivio, per scegliere il parametro incrementale che vuoi adottare:

  • puoi scegliere di aumentare ancora la durata, e darti come obiettivo il tempo, la durata massima possibile;
  • puoi scegliere di tenere fissa la durata della sessione, e di allungare il percorso, aggiungendo km lentamente alla distanza che nell’arco di un’ora riesci a coprire. Quindi starai aumentando la velocità del tuo passo!
    Questa seconda soluzione è particolarmente foriera di conseguenze positive:
    1. Rimane ottimizzato il tempo dedicato all’attività fisica, si evita l’ansia da “oddio quanto è lungo all’allenamento!!!… troppo, non ci vado!”
    2. Aumentando il passo, ovvero la velocità con la quale corri, ti sarà possibile incrementare il consumo calorico, la tua capacità cardiovascolare, e possibilmente anche la qualità atletica dell’andatura che stilisticamente stai tenendo.

Esatto, qualità dell’andatura. Pensavi possibile che ci fossero diversi tipi di andatura all’interno di un’attività che credevi essere priva di regole? E invece così!

 

I DIVERSI TIPI DI ANDATURA

Prima di proseguire devo spiegarti un dettaglio tecnico. Riguarda il modo in cui compiamo le azioni con tutti i muscoli del corpo. In questo caso ci interessano quelli degli arti inferiori. Esiste un acronimo che definisce quanto grandi sono i gesti che compiamo. Si definisce ROM – Range Of Motion – l’arco di movimento che un muscolo percorre quando viene utilizzato. Più il ROM è completo, più quel muscolo espleta la sua funzione, più la flessibilità e la mobilità rimangono in salute e l’efficienza associata al gesto – e di conseguenza anche ai consumi – è totale.

ROM LIMITATO – Quando corri, è facile che il movimento ciclico e ricorsivo che esegui, sia soggetto a un arco di movimento limitato. Mi riferisco a quelle persone che, mentre corrono,  sembra facciano piccoli passettini poco eleganti da vedere ma pur sempre efficaci per coprire distanze. Rimane il fatto che si tratta di un tipo di andatura assolutamente poco atletica, da un punto di vista performativo, e poco salutare per il corpo. Chi ha questo tipo di corsa ha frequentemente anche il muscolo piriforme infiammato, ma ne parleremo un’altra volta 😉

Magari queste persone riescono anche a coprire grandi distanze, a non cedere mai, a completare una maratona intera, ma certamente quel tipo di andatura, con un arco di movimento così ridotto, coinvolge assai poco la muscolatura del gluteo e della catena posteriore della coscia.

ROM AMPIO – Se hai una maggior preparazione a livello globale, il gesto che compi quando corri è non solo più bello da vedere, ma anche più efficace. Avrai una falcata più ampia, userai le braccia in modo sincronizzato per guidare la tua corsa e il tuo tronco farà continue micro torsioni per guidare con la sua stabilità e forza la linea che tu, vettore umano, vuoi percorrere. Fico vero? 🙂

Ecco perchè, quando vedi una persona che “è bella mentre corre”, la sua andatura ha un ROM ampio e compatto, i gesti sono armonici e se questo accade è possibile SOLO perché la struttura che supporta quei gesti è preparata.

Chi ha una buona andatura è meno soggetto a contratture, problemi al ginocchio-alla caviglia-all’anca. Chi ha una buona andatura nel 90% dei casi non corre “e basta”. E con questo suggerisco che fa certamente attività di compensazione e/o accompagnamento: corpo libero, pesi, yoga, stretching, ecc… Puoi dare un’occhiata a questa sezione per trovare dei workout utili!

Esempi di routine globali: joint mobility schiena, anche, spalle, equilibrio tra catene cinetiche anteriore e posteriore.

Sinistra: allenamento con i pesi e a corpo libero. Destra: stretch catena maestra anteriore per psoas.

 

FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Mettiamoli in fila: parlando a ruota libera della corsa, sono emersi una serie di elementi importanti che forse non immaginavi esistessero:

  1. Per correre è necessario un condizionamento globale di preparazione.
  2. Le persone che decidono di cominciare a correre devono farlo in modo strutturato, progettando a tavolino un piano di durata e frequenza da applicare alle loro attività settimanali.
  3. Esistono delle andature diverse associate alla corsa, che determinano il compimento di movimenti più o meno atletici, e quindi l’uso di più o meno muscoli, con risvolti  anche energetici differenti.

Visto quante cose che bisogna prendere in considerazione?

Lo immaginavi?

Temo di no, e adesso la tua consapevolezza è maggiore. Facciamola aumentare ancora!

 

RUNNER PER PASSIONE: L’IMPORTANZA DI SAPERSI ASCOLTARE E AUTOLIMITARE

Nella mia esperienza di preparatore è quasi inevitabile che, le persone colte da vera e propria passione per la corsa, perdano il controllo della situazione, e arrivino a vivere la corsa come una sorta di dimensione mistica, che talvolta dà vera e propria dipendenza fisica e psicologica.

Perché fisica?

Correre, come tutte le attività sportive, in particolare di endurance, libera una grande quantità di endorfine, ovvero ormoni del benessere, che portano sensazioni estatiche di pace, serenità e appagamento. Ecco perché molte delle persone che iniziano a correre e diventano “runner per vocazione” sembrano drogati agli occhi di chi non lo è: impazziscono al solo pensiero di dover saltare una sessione di allenamento e perdono il controllo delle misure dei propri limiti umani, avendo spesso conseguenze impattanti a livello di salute e funzionalità.

Perché psicologica?

Strettamente legato al punto precedente, ti sarà chiaro il fatto che quel benessere diventa un fonte irrinunciabile di appagamento personale. E questo spesso porta addirittura a isolamento e sociopatia. Quando le cose vanno in questa direzione, diventa estremamente difficile cogliere anche tutti gli aspetti tecnico-specifici che dirottano verso cautela e lucidità. Quando si iniziano a fare 2/3 maratone ogni trimestre, in alcuni casi ogni mese, è facile che si sia perso il controllo della situazione.

Quanto a lungo può sostenere questo stress un corpo che si dedica esclusivamente – lo sottolineo, esclusivamente – a queste attività?

Il fattore individuale è estremamente importante.

Persone che fanno queste cose da sempre, con una preparazione antica, che hanno costruito questa attività negli anni, possono sostenere questo ritmo di gran lunga meglio di chiunque cominci a metà della sua esistenza a farlo. In particolare se non ci sono preparazioni pregresse a sostenerla. Vedi sopra tutto ciò che riguarda la preparazione globale. Per dirla in semplicese, non ci si improvvisa Stefano Baldini in un mese, ma nemmeno un anno, e pensare di poter replicare le gesta di persone che, come lui, hanno risultati eclatanti in questo ambito, diventa poco lungimirante.

Attenzione, non ho detto che non è possibile in assoluto sostenere questi ritmi per nessuno. Ho detto che la stragrande maggioranza delle persone che, da zero, decidono di dedicarsi alla corsa in modo esclusivo e con queste modalità, sono scarsamente equipaggiate per poter sostenere questi ritmi.

 

Quali sono le conseguenze a breve e a lungo termine?

Su questo argomento sono ferratissima!

Proprio perché non mi occupo di endurance, ma mi occupo tantissimo di funzionalità, di postura, di dimagrimento  e di capacità di sostenere la vita tutti i giorni, da me di solito arrivano le versioni scassate dei runner malandati, quelli nella “fase postuma”: io sono il punto di arrivo  quando capiscono di aver fatto “un po’ troppo”! Come Forrest Gump quando si accorse, dopo diversi anni di corsa, “di essere un po’ stanco”.

Le parti del corpo che per prime accusano il colpo sono:

  1. ginocchio
  2. anca
  3. caviglia.

In quest’ordine cronologicamente ricorrente.

L’insorgere di problemi al ginocchio normalmente è collegato, come dicevo più sopra, all’inserimento di queste attività di endurance durante un processo di dimagrimento, momento in cui il peso dell’atleta è ancora troppo elevato per sostenere quel tipo di sforzo e per gestire la serie di microtraumi ricorsivi ad esso collegati. Quando un ginocchio subisce – invece di assorbire – le conseguenze di un’attività, normalmente è anche in una condizione di scarso recupero. Ad aggravare questo, come accennavo all’inizio, concorre di solito la totale assenza di esercizi di tonificazione. Esercizi specifici che sollecitino in modo complementare  muscoli, legamenti e tendini coinvolti in quel movimento ciclico.

Riparare una situazione ormai danneggiata non significa rimettere quella persona in condizioni di rifare ciò che ha fatto per arrivare a stare così male, ma rimettere quella persona in condizione di avere una vita normale, di interagire tutti i giorni in modo funzionalmente adatto con l’ambiente e essere in grado di sostenere le attività che deve svolgere. 

Va da sé che un numero esagerato di corse lunghe, di maratone o cose simili, dovrà essere depennato dal palinsesto sportivo, se si vuole stare bene.

A questo punto, abbiamo parlato in maniera decisamente chiara di alcune cose:

  • dell’origine dell’interesse che la maggior parte delle persone hanno per la corsa,
  • di come dovrebbe essere impostato un processo di apprendimento legato alla corsa, per essere proficuo
  • dell’origine dei problemi legati alla corsa svolta in modo compulsivo.

ma non abbiamo ancora parlato di un argomento estremamente importante: le aspettative legate alla corsa.

 

LE ASPETTATIVE LEGATE ALLA CORSA

Le persone che iniziano a correre dal nulla, quasi mai desiderano farlo perché “vogliono arrivare a fare le scale di casa senza il fiatone”.

Il 90% di loro ha aspettative di carattere estetico!

Questo significa che, coloro che iniziano a correre da zero  si aspettano, attraverso la corsa, di conquistare il fisico dei loro sogni!

Ragioniamo un attimo.

Hai mai guardato l’aspetto di un maratoneta? O di una maratoneta? Non mi riferisco ai maratoneti necessariamente olimpionici, ma ai maratoneti che, dedicandosi esclusivamente alla corsa, ed essendo amatori che si dedicano in modo semiprofessionistico a questa attività, corrono maratone.

Tieni presente che i tuoi modelli top gamma di riferimento hanno questo aspetto, senza che la parola “questo” implichi giudizi di valore, ma si riferisca in modo obiettivo ad una condizione estetica.

 

Valeria Straneo e Stefano Baldini – Maratoneti

 

È veramente quello l’aspetto che nel tuo cervello pensavi di raggiungere includendo ore e ore di corsa nelle tue attività quotidiane?

Se la risposta è SI, va tutto bene, prosegui. Questa strada è corretta!

Se invece davanti a questi prototipi di estetica (stiamo parlando SOLO di questo) la tua risposta è NO, rifletti.
Non a caso, i modelli e le modelle di fitness non sono magri come acciughe secche, ma hanno muscoli guizzanti e curve al posto giusto. 

 

Quando una persona decide di dimagrire, l’immagine cui attinge il cervello è spesso quella di un corpo asciutto, ma anche tonico e muscolare, che comunichi funzionalità e salute.

 

Salvo rari casi, in cui l’attività di corsa è supportata da  altre attività, chi corre esclusivamente –  e ancora di più chi lo fa in maniera amatoriale – ha un corpo molto asciutto, ma anche con scarso tono muscolare, spesso accompagnato da pessima postura.

Attenzione: non sto dicendo che a queste persone manca il muscolo necessario per la normalità e la sopravvivenza, sto dicendo che queste persone non hanno muscoli guizzanti e voluminosi, né  la pelle tesa come un tamburo, che  sono  nell’immaginario collettivo sotto la voce “corpo statuario”.
Quel corpo è infatti la conseguenza di un’alimentazione molto curata e di evidenti attività con sovraccarichi,  come ad esempio l’uso di pesi.

 

Qual è la possibilità che si verifichi un fraintendimento tra il raggiungimento di un obiettivo e l’utilizzo di un’attività inappropriata?

Quanto è facile che, chi inizia a correre aspettandosi un certo risultato, continui a correre pensando che quel risultato non stia ancora arrivando, ma prima o poi arriverà?

Questo è veramente comune.

Tantissime persone mi riferiscono di aspettare come il messia il momento nel quale, correndo e correndo ancora e sempre di più, potranno avere glutei sottoscapolari e bicipiti a pinnacolo, senza rendersi conto che, ciò che loro hanno in mente, non si realizzerà mai, certamente non attraverso quegli strumenti!

Ecco perché, per molte persone, il grande amore verso la corsa si trasforma improvvisamente in rancore e odio. Come in tutti i casi in cui si passa da un estremo all’altro, c’è qualcosa che non ha funzionato.

Quello che non funziona ormai ti sarà chiaro se sei arrivato fin qua nella lettura di questo articolo: quello che non funziona consiste nel fare le cose in modo superficiale:

  1. Senza avere informazioni precise sulle attività che si vogliono svolgere.
  2. Senza utilizzare strumenti di controllo e di organizzazione da applicare agli obiettivi che si perseguono.
  3. Senza completare il lavoro che viene svolto in modo specifico in un ambito (corsa), con qualcosa di specifico appartenente a un altro ambito (postura, tonificazione, mobilità).

 

RILEGGI LA DOMANDA DEL TITOLO: CHE RISPOSTA DARESTI ORA?

Ti fornisco la mia, e spero che aiuti la tua riflessione.

La corsa porta con se vantaggi e svantaggi, come TUTTE le attività, e solo conoscendoli a fondo potrai utilizzarla con efficacia e ridurne il potenziale deteriore.

 
Tutti i vantaggi della corsa.
  1. La corsa ha delle caratteristiche veramente utili, legate principalmente alla libertà con la quale può essere utilizzata pressoché in qualunque contesto, richiedendo un equipaggiamento minimo, e anche un tempo ridotto per avere effetti allenanti degni di nota (20-30′), anche se secondo alcune ricerche 9′ sarebbero già significativi per l’organismo.
  2. Aiuta la riflessione e l’introspezione. Con o senza musica, il momento della corsa è spesso vissuto in solitudine, e le caratteristiche di ripetitività del gesto motorio sono ottimali per stimolare la riflessione.
  3. Consente di inserire in modo fluido e progressivo un momento sportivo nella vita dei più, salvo complicazioni specifiche legate a problemi di salute accertati, per lo più di natura vascolare e/o articolare.
  4. Se utilizzata in modo sapiente, comporta un notevole consumo calorico, da non usarsi come deterrente ad un’alimentazione smodata, ma utile nel contesto di un dimagrimento strutturato che parta da un cambio GLOBALE dello stile di vita.
  5. Sollecita tutto il corpo in modo dinamico, per cui ha una componente di condizionamento generale molto significativa, se eseguita con un’andatura e una postura adeguate e accompagnata da attività compensatorie/ausiliari.
  6. Permette la visita di ambienti all’aperto da scoprire come turisti durante l’attività sportiva.

Questi sono vantaggi impagabili, che  rendono la corsa una grande risorsa per il corpo e per la mente.

 
Che cosa rende invece la corsa deteriore e potenzialmente pericolosa?
  1. Il non conoscerne le caratteristiche costitutive e il non classificarla come sport al quale approcciarsi con umiltà comporta la mancata ricerca di competenza e di performance. Solo conoscendone le caratteristiche ne si può riconoscere l’identità e questa condizione è INDISPENSABILE per svolgere la corsa in modo concreto e costruttivo.
  2. Se svolta senza una preparazione globale adeguata può creare innumerevoli problemi di tipo principalmente funzionale e diminuire quindi la generale qualità della vita, invece di elevarla.
  3. A maggior ragione, solo riconoscendo le caratteristiche specifiche della corsa sarà possibile apprezzarla senza false aspettative. Non puoi diventare un fascio di muscoli correndo, né perdere il grasso che vorresti, se non introduci ANCHE altre attività e un’alimentazione consapevole.
  4. Iniziare a correre, o correre, significa anche strutturare l’allenamento: organizzarlo e programmarlo come è necessario fare per qualsiasi attività. La mancanza di strutturazione e programmazione è la principale causa di infortuni, discontinuità e frustrazione legata ai mancati risultati.
  5.  La specificità dello sport riguarda qualunque attività fisica, quindi anche la corsa, e recita testualmente che, “qualunque attività risente in maniera specifica delle modalità, delle quantità e delle caratteristiche che la contraddistinguono”. Un po’ come dire:  se nuoti tanto, e usi tanto le braccia, non aspettarti di non stancarti se da domani andrai a fare il muratore, perché quelle braccia le dovrai usare tutto il giorno, ma per fare attività diverse, assolutamente diverse dal nuoto! Se corri, non puoi pensare di “allenare le gambe e quindi averle forti come chi fa xyz [ –> qualsiasi attività che ha come arti motori le gambe]”. Tu alleni le gambe a correre, stop. E come ora sai, le dovresti aver preparate anche a questo!

 

Ecco. Direi che abbiamo fatto un pochino di ordine e pulizia.  Ora dovrebbe esserti chiaro che la corsa porta con sé tanti doni, e anche tante insidie.

Come sempre, sarai tu a scegliere. Ma sono certa che ora avrai più consapevolezza di cosa starai facendo! 

 

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2 Commenti
luigi nannetti dice:

Ciao Giovanna sono atleta e preparatore da tanti anni da quando ho inserito nei miei programmi discipline come pilates e ginn posturale gli infortuni si sono più che dimezzati poi ogni atleta deve accettare la propria cilindrata.andare oltre con gli allenam vuol dire farsi male ottenendo le contrprestazioni inoltre se hai la fortuna di avere una biomeccanica della corsa con appoggio neutro del piede puoi correre a lungo. Se hai problemi di pronatura o supinatura prima o poi ti inchiodi anche con tutti gli accorgimenti quindi ritornando al tuo titolo la verita’sta nel mezzo.la corsa porta tanti benefici ma e’fortemente traumatizzante vorrei continuare questo bel discorso con te sul web

    giovannaventura dice:

    Ciao Luigi!
    Se dedicherai attenzione alla lettura dell’articolo, senza farti fermare dal titolo volutamente provocatorio, scoprirai che le nostre posizioni sono allineate 🙂

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