08
ottobre 2018

AUTOSTIMA E DINTORNI – PARTE 1

La parola autostima è una delle più usate ed abusate dell’ultimo decennio. Si parla di autostima in relazione a tantissime cose, principalmente in relazione agli ambiti di sviluppo personale che, purtroppo o per fortuna, sono stati inflazionati e hanno invaso il mercato.

Se hanno invaso il mercato, però, significa che c’è richiesta, che c’è un bisogno da andare a colmare. Ed è proprio così.

Se dovessi fare una statistica , direi che almeno il 70% dei miei clienti ha problemi di autostima. Questo è il primo di 3 articoli nei quali toccherò in modo sintetico ed esauriente tre punti.

  1. Che cos’è l’autostima?
  2. Quali sono i comportamenti spontanei che cercano di alimentarla (spesso senza successo)?
  3. Quali sono i comportamenti utili che possono alimentarla davvero?

Come sempre, iniziamo dall’inizio…

 

Che cos’è l’autostima?

Come dice la parola stessa, l’autostima è una sorta di valutazione che noi diamo di noi stessi.

Se il giudizio che abbiamo di noi stessi è positivo, le nostre azioni sono di un certo tipo, se il giudizio che abbiamo di noi stessi è negativo, le nostre azioni sono di un altro tipo.

 
SE E’ BASSA

Semplificando, possiamo dire che se la nostra autostima è bassa, tutte le nostre azioni tendono ad essere dominate dall’insicurezza e dalla convinzione che non porteranno al successo, dove per “successo” si intende il raggiungimento di un obiettivo.

La bassa autostima è spesso fonte di autocommiserazione.

 

SE E’ ALTA

Al contrario, se la nostra autostima è alta, la sicurezza in noi stessi ci proietta già in una dimensione vincente, e di conseguenza gli obiettivi vengono molto più facilmente raggiunti.

Perché succede questo?

Perché le azioni che compiamo quando siamo sicuri di noi stessi sono condotte senza esitazione, con stati d’animo produttivi e quindi con una probabilità altissima di portare esiti positivi.

Un’autostima alta e autentica induce stati emotivi produttivi.

 

Da dove nasce questo giudizio interiorizzato?

Le radici dell’autostima sono profonde. Si radicano nel nostro passato, derivano dalla somma delle esperienze che abbiamo vissuto sin da quando eravamo piccoli. In particolare, le esperienze che abbiamo vissuto quando la nostra capacità di giudicare era ancora poco allenata hanno un peso grande: rappresentano le fondamenta su cui gli eventi successivi possono crescere forti o trovare terreno fragile.

 

Ti faccio un esempio.

Durante la cena, un bimbo prende un bicchiere d’acqua, lo rovescia sul tavolo e si mette a giocare, battendo le manine sulla pozza che ha appena creato.

Le reazioni possibili di un genitore sono infinite, ma normalmente è facile che – in questo contesto – NON siano reazioni di approvazione. Per ragioni ovviamente valide, la gran parte dei genitori manifesterà disapprovazione. E’ facile che escano parole come:

“Ma cosa fai??? Sei stato cattivo! Stai bagnando tutta la tavola, guarda che confusione che hai fatto!”.

È molto più raro che, nei panni del genitore, ci sia qualcuno che ha gli strumenti per mettersi al livello del bambino:

“Ma che bel gioco ti sei inventato! Possiamo farlo in bagno quando fai la doccia! Quando siamo a tavola, invece, usiamo i bicchieri e l’acqua per bere tutti insieme.”.

Il bicchiere e l’acqua sono sempre gli stessi, ma il punto di vista del bambino e del genitore sono diversi. Capire le intenzioni del bambino può fare una grande differenza nel suo futuro.

 

Ovviamente la seconda strada è molto meno naturale, molto più faticosa, molto meno istintiva. Eppure, è la strada che costruisce un’autostima solida nel futuro adulto.

Il bimbo che ascolta percepisce un giudizio positivo per le sue intenzioni, si sente supportato dal genitore rispetto all’uso della sua creatività e gli viene offerta un’alternativa – giocare in un altro momento e in un altro luogo – mentre riceve informazioni su rituali comportamentali che sono parte del quotidiano (cenare insieme).

Andrà tutto bene subito? ASSOLUTAMENTE NO. Ed è per questo che questa scelta è faticosa. Sarà necessario ripetere questo comportamento tante volte per renderlo un messaggio efficace . Da cui, la scelta spesso diversa di usare parole di disapprovazione che purtroppo “entrano e restano”.

Per fortuna, in questa epoca, c’è molta sensibilizzazione su questi comportamenti costruttivi, ma se stai leggendo significa che probabilmente hai più di 15 anni e difficilmente stai già beneficiando delle “nuove” modalità educative.

 

NON è colpa tua!

Ora sembrerà che io voglia scaricare tutta la colpa della mancata autostima dell’umanità sui genitori. Cosa non vera! Anche perché nessun genitore agisce con l’intenzione di danneggiare i propri figli, ma semmai di educarli al meglio. Ciò che sto cercando di comunicarti è molto importante. Gran parte della mancata autostima che potrebbe riguardare anche te NON è una colpa che ti devi dare. È semplicemente una forza giudicante che è stata installata in te, a partire dagli anni nei quali la tua libertà di pensiero era meno esercitata.

Tutte le esperienze che NOI percepiamo come negative alimentano la nostra mancanza di autostima, anche se realmente negative non sono!

Perdere una partita di calcio, prendere un brutto voto a scuola, essere presi in giro dagli amichetti, essere lasciati dal fidanzato, essere rifiutati ad un colloquio di lavoro. Tutti questi sono episodi potenzialmente capaci di alimentare la nostra scarsa autostima. Che cosa succede quando la nostra autostima è bassa? Siccome il nostro corpo e il nostro cervello sono perfetti, cercano da soli delle strade per alzarla!

Nel prossimo articolo ti spiegherò cosa metti spontaneamente in atto per compensare la tua autostima bassa. E…non è detto che sia ciò che serve ad alzarla! In questo momento concentrati sul pensiero utile che ti regala questa lettura: se la tua autostima è bassa, non è colpa tua.

…E, come vedrai, puoi fare TANTO per elevarla.

 

Se la tua autostima è bassa, puoi cambiarla e raggiungere l’equilibro psicofisico che da sempre ricerchi!
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